SONNO SOGNO RISVEGLIO L’idea della combinazione dei concetti di sonno, sogno e risveglio s’ispira al dramma La vita è sogno (La vida es sueño, 1631-35) di Calderón de la Barca. Nel dramma, tratto da un episodio di Le mille e una notte, il re di Polonia fa imprigionare in una torre suo figlio Sigismondo perché gli oroscopi dicono che, libero, diventerebbe il più empio dei tiranni. Nella torre il principe cresce selvaggio, ignaro del mondo e delle proprie origini, vegliato da un carceriere che gli si affeziona. Un giorno viene fatto uscire ma si rivela così prepotente e violento da essere nuovamente rinchiuso, mentre dorme. Al risveglio crede di avere sognato e, siccome il sogno era simile alla realtà, anche quest’ultima gli sembra un’illusione. Quando il re abdica in favore dei nipoti, il principe viene liberato da una rivolta popolare e guida gli insorti alla vittoria. Sigismondo trionfatore tuttavia si sottomette umilmente al padre e supera brillantemente la prova del destino: è riconosciuto sovrano e sposa l’Infanta inaugurando il regno della giustizia e della saggezza.La prima parte della vicenda di Sigismondo è paragonabile a quella dell’Edipo di Sofocle, e la prigione oscura che ospita il principe corrisponde alla caverna in cui si trovano i prigionieri incatenati dell’allegoria di Platone: storie che ci parlano della lotta fra padri e figli, dei meccanismi del potere e dell’essenza della realtà. Se l’esistenza si colloca tra mondo “reale” e mondo immaginario o, meglio, è fusione dell’uno nell’altro, l’indagine sul sonno-sogno-risveglio riguarda la zona incerta (il mondo intermedio) che si trova tra realtà e fantasia, tra reale e virtuale, tra conscio e inconscio: dove finisce il sonno e inizia la veglia? Cosa significa reale e virtuale? Oltre al problema del riconoscimento di qualcosa di sconosciuto e vago, queste domande coinvolgono figure o luoghi come l’aldilà, l’altro da sé, il diverso. Una differenza che può essere culturale, etnica o fisiologico-metafisica (la morte).Nell’Amleto di Shakespeare il protagonista, nel celebre monologo, s’interroga sull’essere e il non essere, e sul sonno che assomiglia alla morte: ma forse è qualcos’altro: un passaggio, una porta dischiusa su una dimensione più ampia e magari più vera. Il sonno è un confine o una trasformazione? Sul filo di un tale interrogativo il sonno-sogno-risveglio si collega a concetti, elementi ed emozioni affini quali allucinazione, cecità, distanza, malinconia, orrore, paura, ricordo, sgomento, alle creazioni prodotte dal sonno (sogno o incubo), alle opposizioni cultura-natura, interno-esterno, giorno-notte, passato-presente, razionale-irrazionale, solare-lunare, o alle intersezioni quali il crepuscolo e l’aurora che implicano decadenza, trapasso, resurrezione e rinascita; può essere una struttura politica, psichica, sociale o spirituale. Arte, filosofia, mito, religione e spettacolo hanno variamente interpretato il rapporto fra mondo reale e universo onirico, che può essere esemplificato dalle relazioni fra noi e gli altri o fra il sé cosciente e il sé sfuggente. Ogni singola parte del sonno-sogno-risveglio (triangolare, ciclico e circolare) è caratterizzata da una forte specificità: possiamo dedicarci separatamente a una riflessione sul sonno, sul sogno o sul risveglio, o possiamo mutare la progressione  (ad esempio: sonno-risveglio-sogno e, in modo speculare, sogno-risveglio-sonno). Grazie a ogni sua singola specificità il tema, che può sembrare completo in sé e quindi chiuso, è anche spiccatamente centrifugo, irradiandosi oltre gli schemi del cerchio e del triangolo, in uno spazio potenziale: una rete in cui si incontrano – in base a nuovi criteri di attrazione - identità, forme e materiali apparentemente inconciliabili.                                                                                                   Stefano Socci

Lascia una Risposta