…PER PIPPA BACCA
Aprile 13, 2008
Firenze 11 04 07
DEDICATO
..a tutti coloro che pieni di buon senso e preoccupazione tardivi
si producono in frasi del tipo;
“ cosa ci è andata a fare? ”
“non poteva starsene a casa?”
“ non è il momento di fare queste cose…”
… a tutti quelli che esprimono così il disagio nei confronti di chi ha pagato con la vita la scelta di fare coincidere l’arte con le proprie scelte e convinzioni, che preferirebbero non ci fosse più la necessità di gesti così coraggiosi o eclatanti, se questo è il prezzo che si deve pagare, per esprimere questi valori,
…a tutte queste persone vorrei ricordare che questi sentimenti sono i primi che salgono nel cuore di chiunque, quando avvengono tragedie come queste,
sono pensieri primari e elementari,
sono sensazioni così condivise e diffuse
da diventare VOLGARI
quando vengono esposte a contatto con l’aria
attraverso parole,
attraverso l’attrito di una penna sulla carta o di dita sulla tastiera.
Sono volgari come un monito mafioso
hanno il suono stridente di un “se l’è cercata, se l’è meritata”,
anche se probabilmente è il mondo che non merita il coraggio di chi fa della fiducia una scelta di vita…
Lo so che il più delle volte non c’è malanimo nella testa e nel cuore di chi esprime questo genere di concetti,
ma quello che offende, chi come me ha ascoltato e letto cose simili a proposito di Pippa Bacca,
è la mancanza di profondità capace di generare una riflessione che vada al di là di quelle semplici considerazioni che si generano spontaneamente anche in un bimbo,
quando viene messo di fronte al fatto che la vita a volte non premia
chi si prende dei rischi,
chi non vuole soltanto vivere a lungo
e comodo…
Sacha
Angela scrive:
Aprile 4, 2008
“Gli alberi fioriranno in dicembre e in gennaio e si spoglieranno in maggio e in giugno…”.La veridicità della seguente affermazione apparentemente assurda, sembra invece essere avvalorata da due possibili tesi: la prima, è di natura scientifica, poichè le mutazioni dei cicli stagionali potrebbero un giorno invertirsi per un principio di causa/effetto legato a questioni climatico atmosferiche; la seconda, potrebbe essere legata sorprendentemente al concetto oggettivo dell’immaginario. Senza necessità di spiegare cosa sia l’immaginazione o la causa di essa, è invece interessante scoprire quanto sia fondamentale e restrittivo l’effetto della parola, o meglio del nome in relazione all’immagine stessa.Sonno, sogno, risveglio. Tre parole, tre attività della mente e del corpo, tre azioni attive.Si è soliti immaginare il sonno come uno stato catatonico di un dormiente, ma si potrebbe considerare anche quello di un individuo sveglio. Nei due stati indistintamente accade qualcosa che li accomuna. Un’idea, un ricordo torna a galla. Il sogno non è altro che l’associazione del ricordo (di un’idea generale) ad idee più complesse (più intime). Il risveglio (o al risveglio) ci si può accorgere di come un’idea ne introduca un’altra inevitabilmente e di quanto sia dubbiosa l’effettiva conclusione del sogno stesso.Queste tre attività non solo sembrano susseguirsi concatenandosi a vicenda, ma sembrano non terminare mai, e ciclicamente riprodursi come per una spinta mimetica, l’unica che tenta di avvicinare la poesia alle arti visive, (la parola all’immagine).Ora, il problema è che si vive di continue illusioni ingestite perchè contaminate prepotentemente da “sirene” (i luoghi comuni dell’Odissea): ovvero il significato delle parole.Lo stesso confine tra realtà e irrealtà è qualcosa di confuso, caotico, come è sempre stato ribadito nel corso della storia. Per quanto ciò possa essere spaventoso, questo rapporto col mondo dell’immaginario è qualcosa che può rendere liberi. Il miracolo, il risveglio è rendersi conto del suo potere e della possibilità di una gestione autonoma e consapevole dei propri sogni.Credere e creare come afferma Gilles Deleuze, filosofo del nostro tempo.Angela
sonno sogno risveglio -Stefano Socci
Marzo 31, 2008
SONNO SOGNO RISVEGLIO L’idea della combinazione dei concetti di sonno, sogno e risveglio s’ispira al dramma La vita è sogno (La vida es sueño, 1631-35) di Calderón de la Barca. Nel dramma, tratto da un episodio di Le mille e una notte, il re di Polonia fa imprigionare in una torre suo figlio Sigismondo perché gli oroscopi dicono che, libero, diventerebbe il più empio dei tiranni. Nella torre il principe cresce selvaggio, ignaro del mondo e delle proprie origini, vegliato da un carceriere che gli si affeziona. Un giorno viene fatto uscire ma si rivela così prepotente e violento da essere nuovamente rinchiuso, mentre dorme. Al risveglio crede di avere sognato e, siccome il sogno era simile alla realtà, anche quest’ultima gli sembra un’illusione. Quando il re abdica in favore dei nipoti, il principe viene liberato da una rivolta popolare e guida gli insorti alla vittoria. Sigismondo trionfatore tuttavia si sottomette umilmente al padre e supera brillantemente la prova del destino: è riconosciuto sovrano e sposa l’Infanta inaugurando il regno della giustizia e della saggezza.La prima parte della vicenda di Sigismondo è paragonabile a quella dell’Edipo di Sofocle, e la prigione oscura che ospita il principe corrisponde alla caverna in cui si trovano i prigionieri incatenati dell’allegoria di Platone: storie che ci parlano della lotta fra padri e figli, dei meccanismi del potere e dell’essenza della realtà. Se l’esistenza si colloca tra mondo “reale” e mondo immaginario o, meglio, è fusione dell’uno nell’altro, l’indagine sul sonno-sogno-risveglio riguarda la zona incerta (il mondo intermedio) che si trova tra realtà e fantasia, tra reale e virtuale, tra conscio e inconscio: dove finisce il sonno e inizia la veglia? Cosa significa reale e virtuale? Oltre al problema del riconoscimento di qualcosa di sconosciuto e vago, queste domande coinvolgono figure o luoghi come l’aldilà, l’altro da sé, il diverso. Una differenza che può essere culturale, etnica o fisiologico-metafisica (la morte).Nell’Amleto di Shakespeare il protagonista, nel celebre monologo, s’interroga sull’essere e il non essere, e sul sonno che assomiglia alla morte: ma forse è qualcos’altro: un passaggio, una porta dischiusa su una dimensione più ampia e magari più vera. Il sonno è un confine o una trasformazione? Sul filo di un tale interrogativo il sonno-sogno-risveglio si collega a concetti, elementi ed emozioni affini quali allucinazione, cecità, distanza, malinconia, orrore, paura, ricordo, sgomento, alle creazioni prodotte dal sonno (sogno o incubo), alle opposizioni cultura-natura, interno-esterno, giorno-notte, passato-presente, razionale-irrazionale, solare-lunare, o alle intersezioni quali il crepuscolo e l’aurora che implicano decadenza, trapasso, resurrezione e rinascita; può essere una struttura politica, psichica, sociale o spirituale. Arte, filosofia, mito, religione e spettacolo hanno variamente interpretato il rapporto fra mondo reale e universo onirico, che può essere esemplificato dalle relazioni fra noi e gli altri o fra il sé cosciente e il sé sfuggente. Ogni singola parte del sonno-sogno-risveglio (triangolare, ciclico e circolare) è caratterizzata da una forte specificità: possiamo dedicarci separatamente a una riflessione sul sonno, sul sogno o sul risveglio, o possiamo mutare la progressione (ad esempio: sonno-risveglio-sogno e, in modo speculare, sogno-risveglio-sonno). Grazie a ogni sua singola specificità il tema, che può sembrare completo in sé e quindi chiuso, è anche spiccatamente centrifugo, irradiandosi oltre gli schemi del cerchio e del triangolo, in uno spazio potenziale: una rete in cui si incontrano – in base a nuovi criteri di attrazione – identità, forme e materiali apparentemente inconciliabili. Stefano Socci
possibili categorie
Marzo 31, 2008
Hello world!
Marzo 8, 2008
Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!